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TRA SODDISFATTI E DELUSI, IL TESTO VA IN SENATO

16/04/2015

L’approvazione del Dl delega sul Terzo settore da parte della Camera è stato salutato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, come «un passaggio importante per un provvedimento che punta a dare certezza di regole e di risorse e trasparenza alle attività», in particolare quella del servizio civile, a cui «si affiancano scelte già compiute con la legge di stabilità che ha stanziato oltre 115 milioni che, sommandosi ai 10 milioni ottenuti dai risparmi sulle spese generali della Presidenza del Consiglio, permetteranno, nel 2015, di avviare al servizio civile circa 50.000 giovani».

Secondo il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba, si tratta di «una riforma importante e attesa che è stata annoverata tra le grandi riforme che trasformeranno il Paese e contribuiranno ad offrire nuove opportunità al cittadino sia come singolo sia nelle formazioni sociali secondo il dettato costituzionale. Se non vi saranno intralci l’iter parlamentare potrebbe terminare prima dell’estate per poi passare, finalmente, alla stesura dei decreti delegati».

Soddisfazione per l’approvazione della delega la esprime anche il Forum nazionale del Terzo settore che in una nota ha commentato: «A meno di un anno dal suo annuncio, ci viene restituito, per questa prima parte dell’iter parlamentare, un buon testo, a riprova che la Commissione e l’Aula alla Camera hanno lavorato con grande attenzione per la riforma e riorganizzazione di un mondo vastissimo, che interessa oltre 300 mila organizzazioni, quasi un milione di lavoratori totali e oltre 4,5 milioni di volontari. Si tratta di un passaggio epocale che coinvolge l’intero Paese e non solo il nostro mondo». Il Forum auspica, tuttavia, che in Senato si possano apportare «alcune migliorie legate ad alcuni aspetti gestionali ed organizzativi, anche di natura civilistica e fiscale, delle realtà di Terzo settore e delle imprese sociali, ma anche a questioni relative al servizio civile, così come ad una maggiore attenzione al volontariato organizzato e alle forme più spontanee di volontariato e partecipazione dei cittadini, e infine ad una più chiara individuazione del ruolo e funzione dei Centri di servizio per il volontariato».
Contrariamente a quanto sostenuto dal ministro del Lavoro Poletti, inoltre, considera ancora da sciogliere il nodo delle risorse che, continua il Forum «una Riforma di questa portata non può certo ignorare».

L’iter legislativo del ddl di riforma del Terzo settore, hanno commentato i Centri di Servizio per il Volontariato (Csvnet) all’indomani dell’approvazione alla Camera, «apre a soluzioni potenzialmente incongruenti con il naturale sviluppo del sistema in essere e, soprattutto, con gli interessi del volontariato». Dai lavori della Camera «emerge che, nel complesso, sia proprio il volontariato italiano a rischiare di vedere ridimensionate quelle attenzioni che gli dovrebbero essere riconosciute a ragione delle decine di migliaia di organizzazioni e dei milioni di volontari che ogni giorno fanno sentire la loro presenza radicata in tutto il Paese. Speriamo che il passaggio in Senato possa precisare il lavoro della Camera, di cui abbiamo apprezzato le finalità nonché il tentativo di perseguire il necessario cambiamento».
Disaccordo anche da parte della Conferenza permanente delle associazioni, federazioni e reti di volontariato (ConVol) per «la scarsa attenzione che, nel testo licenziato dalla Camera, è stata data all’identità delle organizzazioni di volontariato e all’autonomia del volontariato organizzato». L’auspicio della presidente, Emma Cavallaro, è che «si riescano a recuperare nel prosieguo dell’iter legislativo senza confusioni i valori fondanti di una realtà nazionale che coinvolge milioni di persone che operano nella gratuità per il bene comune con spirito di solidarietà, partecipazione e cittadinanza attiva».

Il disegno di legge delega che ora passa in Senato, secondo Alleanza Cooperative Sociali, va invece nella «giusta direzione» e pone le basi per intervenire su «un settore che da tempo aveva necessità di essere ordinato con maggior chiarezza e trasparenza». Tra i punti centrali del provvedimento, secondo il portavoce, Giuseppe Guerini, si evidenzia «l’introduzione di una doppia rete di controlli, con l’azione esterna del ministero del Lavoro e dall’Agenzia delle entrate associata a un sistema di accertamenti interni, sulla quale si giocherà la buona riuscita della riforma». Occorre quindi «avviare un meccanismo di controlli più stringente e basato sulla massima trasparenza» per «evitare che le imprese sane continuino a essere danneggiate da quelle che speculano su un settore cui il governo, nel testo del provvedimento appena approvato, riconosce finalità d’interesse generale, poiché fondato sulla cultura della sussidiarietà e della partecipazione attiva dei cittadini alla vita economica».

Positivo anche il commento di Giovanna Melandri, coordinatrice dell’Advisory Board italiano della Task Force G8 sugli investimenti sociali e presidente di Human Foundation. «Da una prima analisi del testo – ha spiegato – ci sembra che sull’impresa sociale si siano fatti alcuni importanti passi in avanti rispetto alla precedente normativa». La delega, inoltre, «ci restituisce un profilo giuridico dell’impresa sociale più avanzato e, soprattutto, allineato con quanto sta accadendo da tempo negli altri Paesi Europei sull’imprenditorialità sociale».


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